Pensieri intrusivi, ansia, panico? Come individuare ciò che li alimenta e ritrovare se stessi
- Francesca De Santis

- 2 ore fa
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Nell'articolo di questo mese desidero parlarvi di alcuni aspetti, forse ritenuti erroneamente secondari, in confronto alle problematiche psicologiche considerate di per sé e che in psicoterapia vengono definiti “fattori di mantenimento”.
Per fattori di mantenimento si intendono tutte quelle condizioni che contribuiscono ad alimentare un malessere psicologico di vario genere.
Molto spesso la persona che si trova ad attraversare un momento di forte sofferenza, può ricercare delle “soluzioni” che temporaneamente offrono un leggero sollievo, ma che in seguito tendono a cristallizzare una sintomatologia.
In altri termini, è fondamentale capire che cosa mettiamo in pratica per attenuare o contenere un problema senza renderci conto che, al contrario, lo stiamo intensificando.
Esistono diverse tipologie di fattori di mantenimento, in particolare vorrei soffermarmi un po' di più su quelli interpersonali, che solitamente coinvolgono familiari, amici o altre figure di supporto, le quali “colludono”, ovviamente in modo inconsapevole, con la sofferenza della persona.
Tornando al tema dei pensieri intrusivi, ad esempio, chi li sta affrontando può ritrovarsi a domandare alle persone più vicine una costante rassicurazione rispetto ai propri timori (es. di far del male, di essere una brutta persona, ecc.), oppure di non essere lasciati da soli, a volte anche semplicemente tramite telefonate o messaggi, così da potersi distrarre dallo snervante rimuginio mentale.
Ciò si verifica anche in chi soffre di ansia o di attacchi di panico, ad esempio, può chiedere di essere accompagnato quando ha necessità di spostarsi, per paura di non avere soccorso nell'eventualità di star male improvvisamente.
Di conseguenza, partner, familiari e amicizie più strette possono arrivare a sostituirsi in tanti compiti quotidiani che la persona non riesce più ad affrontare, oppure ad assumere un ruolo di sistematico supporto emotivo.
Chi ha attraversato queste esperienze si sarà certamente reso conto che il conforto è soltanto momentaneo, finchè non arriva un nuovo pensiero intrusivo o una nuova sfida del quotidiano che genera ansia e preoccupazione.
Ovviamente non si tratta di svalutare l'importanza dell'aiuto delle persone care, le quali cercano soltanto di esprimerci il loro affetto ed empatia rispondendo alle richieste dettate dalla sofferenza.
Dobbiamo però essere consapevoli che il protrarsi di queste situazioni rafforzerà
involontariamente la credenza interiore di non avere dentro di sé le risorse necessarie per affrontare in maniera autonoma i propri disagi, con la conseguenza di percepirsi sempre più fragili e dipendenti.
Ciò vale anche per il percorso psicoterapeutico, infatti il terapeuta non si sostituisce al paziente nel superamento degli ostacoli, ma semplicemente gli fornisce, in un contesto di ascolto ed empatia, tutti gli strumenti con cui sarà in grado di tornare a vivere con rinnovate forza, consapevolezza, maturità e saggezza.
Il dolore può essere considerato come un fuoco che la terapia non ha il compito di spegnere, piuttosto di orientare e trasformare assieme al paziente.
Ai fattori di mantenimento interpersonali appena descritti, si aggiungono poi tutti quei comportamenti molto comuni e frequenti che, come accennato, consolidano i disagi.
Ad esempio, la ricerca su internet di tutti quei contenuti che non fanno altro che rafforzare i vissuti di ansia e paura, in quanto ci mettono nella condizione di percepire una più alta soglia del pericolo rispetto a quella reale (es. notizie costanti su malattie, fatti di cronaca, crisi politiche, economiche, ecc.).
In generale, tutto ciò che ci allontana dai nostri propositi di benessere costituisce un fattore di mantenimento.
Se, ad esempio, iniziamo ad utilizzare delle tecniche di “mindfulness informale” per i pensieri intrusivi, come gli esercizi di concentrazione nello svolgimento di alcuni compiti quotidiani (sistemare la casa, portare a spasso il cane, ecc.), rappresenterà un fattore di mantenimento del problema tutto ciò che ci riporta alla distrazione e ad identificarci con i contenuti dei pensieri: interrompere gli esercizi per accedere ai social, saltare il compito programmato nella giornata, ecc.
Forse ciascuno di noi nel corso della vita ha le sue particolari sfide, intrise di un significato profondo, il quale germoglierà al momento giusto. I pensieri intrusivi obbligano a guardarsi dentro come mai abbiamo fatto, perché ci pongono inesorabilmente al cospetto di noi stessi.
Ci spingono ad attraversare i nostri limiti e paure, a rendere più leggero il bagaglio con cui viaggiamo nel mondo, a comprendere sì il funzionamento della nostra mente, ma anche le leggi del nostro amore per la vita, che non possono mai risiedere in nessun altro luogo se non dentro di noi.
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